domenica 12 febbraio 2012

I menu del Quirinale

Dalla pubblicazione dell'Accademia Italiana della Cucina


dal web


Tra le numerosissime iniziative che hanno accompagnato l'anno del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia che sta per concludersi, l'Accademia Italiana della Cucina ha pubblicato un interessante volume dedicato ai menu del Quirinale e all'evoluzione degli stessi nell'arco dei 150 anni dal 1861 al 2011 nell'ambito dei pranzi di rappresentanza.



 
dal web


L'evoluzione sia dei contenuti che della lingua in cui sono scritti questi documenti attesta anche un mutamento nei gusti e della vita stessa degli Italiani.

Nel periodo considerato si sono succeduti 4 re e 11 Presidenti della Repubblica; l'attuale Presidente oltre ad aver firmato la prefazione al volume ha ricevuto la delegazione dell'Accademia che gli ha fatto omaggio del libro.

Si rimanda al sito www.accademiaitalianacucina.it  per conoscere un po' meglio questa benemerita Associazione voluta da Orio Vergani e dove si può vedere il video della presentazione del volume al Quirinale.

mercoledì 8 febbraio 2012

Le castagnole

Nonostante il clima sia meteorologico che economico non sia dei migliori ci stiamo inoltrando nel periodo carnevalesco che culminerà con il martedì grasso il 21 febbraio prossimo; è pertanto tempo di cominciare a preparare qualche tipico dolce di carnevale.


Iniziamo con uno dei più semplici e veloci: le castagnole da noi detti "camandoli".







I camandoli della Vanda
(dal ricettario di famiglia)
Ingredienti: 600 g farina, 4 uova, 1 etto e mezzo di burro, 2 etti di zucchero, una tazzina di rum, una bustina di pane angeli buccia di limone grattugiata.
Fare una pasta soda tagliare a gnocchetti e friggere; cospargere di zucchero a velo.

martedì 7 febbraio 2012

Diario di viaggio d'altri tempi

 
E' ora il momento di parlare di un'altra grande passione di Etta: i viaggi.

Il primo, avvenne nel settembre 1970 in compagnia di un'amica; due settimane in Sardegna. La prima settimana trascorsa al Villaggio TCI della Maddalena soggiornando nei mitici gusci e la seconda in giro in macchina per l'Isola.

Il tutto è documentato nel diario che veniva redatto giornalmente e completato con i chilometri percorsi e le spese sostenute. Le foto allegate evocano luoghi ormai profondamente cambiati.
 
 
 
 
 
 
 
Viaggio in Sardegna
 
 
 


 
Dedicato a Chi non è più con me
Senza di Lei non sarebbe mai stato realizzato

                             
Alba al Villaggio TCI della Maddalena Capo Cannone


Isola di Caprera - i due mari


                                     Arcipelago della Maddalena - Isola di Spargi - la spiaggia



 
                                                            Tramonto al Villaggio 






Le immagini si riferiscono al soggiorno nell'Arcipelago della MaddalenaNella seconda settimana di permanenza sull'isola

Si parte per il giro della Sardegna!
Domenica 13.IX.1970


1^ tappa: Capo d’Orso (ma l’orso non l’abbiamo visto).



2^ tappa: assistiamo ad Arzachena ad una processione in costume per la festa della Madonna della neve.


3^ tappa: Costa Smeralda: Liscia di Vacca, Porto Cervo, Cala di Volpe, Ramazzino; ci appare un paesaggio fiabesco.
La Costa Smeralda



Costa Smeralda   -  Liscia di Vacca

 
4^ tappa: Golfo degli Aranci: non effettuata per incendio doloso.
5^ tappa: Olbia, ore 15.30 sosta per pranzo (£ 1.900).
6^ tappa: Siniscola: varie ricerche di bar con caffè senza esito.
7^ tappa: Sa Caletta (Siniscola). Alloggio notturno in un albergo in costruzione. (£ 1.000 pernottamento)
totale Km. percorsi 174. 


 continua...

lunedì 6 febbraio 2012

Lunario mese di Febbraio

Ricorrenze



6/2/1992







Padre David Maria Turoldo







 Padre David Maria (al secolo Giuseppe) Turoldo era nato a Coderno in Friuli il 22 novembre 1916 da una famiglia poverissima. A 13 anni entrò nell'ordine dei Servi di Maria e nel 1940 fu ordinato sacerdote.

Dal 1943 al 1945 a Milano partecipò alla Resistenza fondando un foglio clandestino "L'Uomo". A causa di incomprensioni con le Autorità Ecclesiastiche nel 1954 fu costretto a lasciare l'Italia e si recò nelle varie Case dei Serviti all'estero.

Rientrò dopo qualche anno a Firenze accolto dall'amico Giorgio La Pira, allora sindaco della città.
Fu a Udine e infine a Fontanella di Sotto il Monte presso l'antica Abbazia di S. Egidio che fece restaurare e che divenne dal 1964 un grande centro di spiritualità e di richiamo denominato "Casa di Emmaus" dove visse fino alla fine dei suoi giorni e dove riposa.

La sua morte è avvenuta per malattia a Milano il 6 febbraio 1992, ricorre pertanto il ventennale dalla scomparsa.

Enorme fu la sua produzione poetica e letteraria ma fu sprattutto come ebbe a dire Monsignor Ravasi "un cantore della Bibbia" in particolare con la ripresa poetica dei tre libri del Salterio,  il Cantico dei Cantici e il Qochelet.




Da "Nel segno del Tau"
 
È TEMPO, AMICO
 
Certo per me, amico, è tempo
di appendere la cetra
in contemplazione
e silenzio.
 
Il cielo è troppo alto
e vasto
perché risuoni di questi
solitari sospiri.
 
Tempo è di unire le voci,
di fonderle insieme
e lasciare che la grazia canti
e ci salvi la Bellezza.
 
Come un tempo cantavano le foreste
tra salmo e salmo
dai maestori cori
e il brillio delle vetrate
e le absidi in fiamme.
 
E i fiumi battevano le mani
al Suo apparire dalle cupole
lungo i raggi obliqui della sera;
e angeli volavano sulle case
e per le campagne e i deserti
riprendevano a fiorire.
 
Oppure si udiva fra le pause
scricchiolare la luce nell'orto, quando
pareva che un usignolo cantasse
"Filii et Filiae", a Pasqua.

domenica 5 febbraio 2012

Lunario mese di Febbraio

Santi e Ricorrenze



5/2



Sant'Agata Vergine e Martire



dal sito Santi e Beati






Nasce a Catania nel 235 (?)  e muore il 5/2/251.
Agata il cui nome significa "buona" apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla, proprietari di case e terreni coltivati, sia in città che nei dintorni, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione. Sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate.    

Il
 
proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne incapricciò e non riuscendo a convincerla la obbligò a frequentare Afrodisia ed il suo mondo corrotto ma quest'ultima dovette ammettere che Agata "aveva la testa più dura della lava dell'Etna".

Venne sottoposta a svariate torture fra cui l'asportazione dei seni con le tenaglie e il letto di carboni accesi che non riuscirono a bruciare il velo rosso che indossava.

Nella cella riceve la visita di S. Pietro con un angelo che le cura le ferite.
 

Dopo un anno esatto dalla morte, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora S. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi. 
   
Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli; ma nel 1126 due soldati della corte imperiale, il provenzale Gilberto ed il pugliese Goselmo, le riportarono a Catania dopo un’apparizione della stessa santa, che indicava la buona riuscita dell’impresa; la nave approdò la notte del 7 agosto in un posto denominato Ognina, tutti i catanesi risvegliatasi e rivestitasi alla meglio, accorsero ad onorare la “Santuzza".

Ed è proprio per ricordare il rientro delle reliquie avvenuto di notte che durante i fastosi festeggiamenti che ogni anno si tengono a Catania per 3 giorni che i fedeli indossano il "sacco" bianco.









Sant'Agata a Cremona




Nella chiesa dedicata alla santa catanese oltre alle quattro tele che si trovano nel presbiterio dipinte da Giulio Campi e ispirate al martirio di S. Agata, si conserva sotto una grata settecentesca posta sull'altare di una cappella della navata destra, la preziosissima tavola di S. Agata di autore ignoto di area settentrionale della fine del XIII secolo che raffigura da un lato Madonna con Bambino e scena della Pentecoste e dall' altra le storie della Santa. 

La tavola rappresenta l'involucro della reliquia detta "tavola dell'angelo", piccola lastra di marmo incisa con le parole" Mentem Santam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae Liberationem", proveniente dal sepolcro e chissà come arrivata fin qui.









foto di E. Q.

venerdì 3 febbraio 2012

Evasioni

la patùna cremonese








Ormai ho instaurato l'abitudine di fare un dolce alla settimana, in occasione della domenica, questa volta, però,  ho deciso di portarmi avanti preparando un dolce tipico della stagione e della tradizione cremonese che noi chiamiamo "patùna".

Di proposito ho voluto seguire la nostra semplicissima ricetta ignorando i più raffinati castagnacci.



Ingredienti: un chilo di farina di castagne, 2 etti di zucchero, latte, un cucchiaio di olio d'oliva. 

Mettete in una ciotola lo zucchero e la farina di castagne, mescolate e unite il latte sufficiente ad ottenere un composto semiliquido, ma omogeneo e senza grumi. Versate in una teglia da forno unta d'olio e passate in forno a 180° per circa 30 minuti.

(Io ho utilizzato metà dosi)

giovedì 2 febbraio 2012

Lunario mese di Febbraio

Santi e Ricorrenze


3/2



San Biagio



(dal sito Santi e Beati)


Biagio vescovo della comunità di Sebaste in Armenia, viene martirizzato attorno al 316 a seguito di una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra Costantino e il cognato e imperatore orientale Licinio.
Nell’VIII secolo alcuni armeni ne trasportarono le reliquie a Maratea (Potenza) di cui è patrono e dove sorge la basilica a lui dedicata sul Monte San Biagio .
Poiché guarì miracolosamente un bambino che aveva conficcata in gola una lisca è considerato protettore delle malattie della gola. Da quel miracolo è nato il rito della “benedizione della gola”, ancora oggi compiuto con due candele incrociate o con l’olio.
C’è una statua di S. Biagio su una guglia del duomo di Milano dove per il giorno del Martire si mangia una fetta di panettone conservata appositamente dal Natale.
E’ venerato in varie località d’Italia e all’estero.





Montepulciano - Basilica di S. Biagio