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sabato 9 febbraio 2013

Lunario mese di Febbraio

Santi e Ricorrenze



9/2



Sant'Apollonia vergine e martire




 (dal sito Santi e Beati)




Etimologia: sacra ad Apollo, dal latino

Patronato: dentisti, malattie dei denti

Emblema: giglio, palma, pinze



Nacque ad Alessandria d'Egitto, visse nel III secolo e morì nel 249 (?), dedicandosi completamente all'apostolato.
Durante una persecuzione di cristiani fu catturata e minacciata di essere condannata al rogo se non avesse abiurato la fede cristiana.
Dopo molte e crudeli torture preferì salire sul rogo anzichè rinnegare la propria fede.
La memoria della vergine e martire d'Alessandria ricorre fin dagli albori il 9 di febbraio.

L'iconografia che la rappresenta con una pinza che trattiene un dente, ne fa la protettrice dei dentisti e contro il mal di denti, ma anche la santa cui nelle nostre campagne i bambini affidavano il dentino da latte in cambio di un soldino, se era sano, ma se cariato il bambino  stesso lo buttava nel fuoco dicendo:
"Fooch, fòoch te dòo en déent vèc, dàamen un nòof, dàamel tàant duur, tàant duur, che pòda zgagnàa le prède de muur".

sabato 10 novembre 2012

Lunario mese di Novembre

Santi e Ricorrenze


11/11


San Martino di Tours Vescovo




(dal sito Santi e Beati)


 Patronato: mendicanti

Etimologia: dedicato a Marte

Emblema: Bastone Pastorale, Globo di fuoco, Mantello





Nato nel 316-317 in Pannonia l'odierna Ungheria, muore a Candes (Francia) l' 8 novembre 397.

Figlio di un ufficiale dell'esercito romano, si arruola anch'esso nella cavalleria imperiale e presta servizio in Gallia. Lasciato l'esercito nel 356 e all'epoca già battezzato, raggiunge a Poitiers il Vescovo Ilario che lo ordina in sequenza dapprima esorcista, poi prete ed infine Vescovo di Tours nel 371.

Per qualche tempo risiede a Marmoutier a 4 km da Tours in un Monastero da lui fondato e si dedica alla cristianizzazione delle campagne.

Si fa protettore dei poveri e promuove la giustizia fra deboli e potenti; enorme è la popolarità in vita e successivamente la venerazione del santo.

Alla sua morte gli abitanti di Poitiers e di Tours si disputano il corpo, tuttavia questi ultimi riescono a trasportate la salma del Santo di notte e per vie d'acqua a Tours dove è tuttora sepolto. Candes prenderà il nome di Candes Saint Martin.



Celebre è la leggenda secondo la quale una notte incontrò sulla porta della città di Amiens, nella Gallia, un povero tremante di freddo che chiedeva aiuto. Il Santo non aveva nient'altro che la clamide che indossava, dato che aveva elargito tutti i denari in un'altra opera di carità. Allora con la spada che aveva alla cintura tagliò il mantello in due parti e ne donò la parte inferiore al povero.
La notte seguente, mentre stava dormendo, vide il Cristo che, vestito di una parte del suo mantello, diceva agli angeli intorno a lui: "Martino, che è soltanto un catecumeno, mi ha coperto con la sua veste". 








il San Martino della tradizione contadina




 Vincenzo Campi  San Martino Museo Civico di Cremona

 
 


L'11 novembre si ricorda che "l'estate di San Martino dura tre giorni e un pochinino"; in altri tempi la festa era popolare e  "si faceva San Martino" perchè con la scadenza dei contratti agrari si cambiava casa e spesso paese.

La classica scena del carro carico di povere cose di uso quotidiano è mirabilmente rappresentata nel dipinto di Vincenzo Campi intitolato San Martino; lo stesso doloroso trasloco narrato da Ermanno Olmi nel film "l'albero degli zoccoli".

L'11 novembre era giorno di precetto, celebrato con fiere, fuochi e banchetti rallegrati dal vino novello. Il culto e le usanze sono di origine gallica, la Francia era abitata da Celti che festeggiavano il Capodanno ai primi di novembre e fu proprio la festa di San Martino ad acquisire sotto il cristianesimo la funzione di Capodanno contadino.

Nell'area celtica della Pannonia dove era nato e vissuto, si venerava un dio cavaliere che portava una mantella corta; era considerato il cavaliere del mondo infero, colui che vinceva la morte e anche il dio della vegetazione garante del rinnovamento della natura dopo la "morte" invernale.

Si potrebbe spiegare la grande diffusione del culto di San Martino, nelle aree di tradizioni celtiche come le Gallie e l'Italia settentrionale con la sostituzione del "dio cavaliere" naturalmente con le debite correzioni anche iconografiche del cavallo che da nero diventa bianco e Martino che combatte e vince il diavolo.

giovedì 1 novembre 2012

Lunario mese di Novembre

Commemorazione dei Defunti

 
2/11





(dal web)
 


Per cristianizzare il Capodanno celtico non solo venne istituita la festa di Tutti i Santi, ma la Chiesa Franca istituì anche la Commemorazione dei defunti.

Fu Odilone di Cluny a ordinare nel 998 ai monasteri dipendenti dall'abbazia di celebrare l'ufficio dei defunti a partire dal vespro del primo di novembre, mentre il giorno seguente i sacerdoti avrebbero celebrato l'Eucarestia "pro requie omnium defunctorum".

Il rito si diffuse a poco a poco nel resto dell'Europa, ma giunse a Roma solo nel XIV secolo.

Ancora oggi nella ricorrenza dei Defunti si può cogliere qualche residuo di una festa di Capodanno nella credenza diffusa in alcune regioni come il Veneto, il Friuli, ma anche nelle campagne cremonesi, secondo la quale i morti ritornano a casa una volta l'anno e mangiano il cibo preparato appositamente per loro. Il "ritorno" avviene nella notte tra il primo e il 2 novembre. Questo cibo ha un valore altamente simbolico in quanto significa che si crede nella vita ultraterrena dei defunti.

La credenza che i morti escano dalle tombe in occasione del loro giorno si ritrova anche in Sicilia dove spetta loro portare i regali ai bambini mentre nell'attesa le mamme e le nonne narrano episodi della vita dei loro cari defunti.   

lunedì 25 giugno 2012

Il nocino

(dal web)




Il nocino



per coloro che avessero raccolto le noci col mallo verde all'alba del giorno di San Giovanni e non sanno come utilizzarle  ecco due ricette per fare il celebre digestivo emiliano:



Si tagliano le noci in 4 parti per la lunghezza e si mettono in una damigianina insieme ad un litro di alcol a 90°. Si lasciano riposare per un mese.
Dopo un mese si aggiunge una bottiglia di vino bianco secco (750 cl) e g 750 di zucchero. Si lascia riposare per un altro mese.
Il 24 agosto con un bastoncino di legno mescolare (per sciogliere tutto lo zucchero) una o due volte al giorno per tre giorni di fila.
Imbottigliare filtrando il liquido. Far riposare ancora 5 giorni e il nocino è pronto. (gradazione attorno a 60°)



Una versione più liquorosa:

ingredienti: dosi per 2 bottiglie da un litro

30 noci con mallo
1 litro e ½ di alcol a 90°
700 g di zucchero
2 g di cannella
10 chiodi di garofano
4 dl d’acqua

Tagliate le noci in 4 parti, mettetele in infusione con tutti gli ingredienti in un vaso a chiusura ermetica ed esponetelo al sole.
Agitate il vaso una volta al giorno per quaranta giorni. Trascorso questo periodo colate e imbottigliate.

sabato 28 gennaio 2012

Lunario mese di Gennaio

Ricorrenze

29/1 - 31/1

I giorni de "la merla"




 
(dal web)

Il 29 - 30 - 31 gennaio sono detti i giorni della "Merla" e sono ritenuti i più freddi dell'anno.
Ma chi è la "Merla"?

Ci sono varie versioni della leggenda.

La prima più nota narra che tanto tempo fa, quando i merli erano bianchi, una famigliola viveva su una quercia soffrendo per il gran freddo, nonostante mamma merla supplicasse messer Gennaio di essere più mite. Ma egli non voleva sentir ragione ripetendo che faceva solo il suo mestiere. 
Un anno la merla cambiò tattica: se ne stette nascosta con tutta la famiglia in modo che Gennaio, non vedendola si dimenticasse di infierire col suo gelo. Alla fine del mese, che era il più corto, composto di soli ventotto giorni, la merla uscì fuori e non riuscì a trattenere la soddisfazione di aver gabbato messer Gennaio deridendolo. Questi, irato, chiese tre giorni a Febbraio e li trasformò in una ghiacciaia con una temperatura di diversi gradi sotto zero.
L'unico modo per resistere per i poveri merli fu quello di trovare riparo dentro un camino, ma quando finalmente poterono uscire si ritrovarono con le penne nere come la pece e quel periodo fu ribattezzato "i giorni della merla".

"Merla" era anche il nome di una vecchia che si ghiacciò per tre giorni e tre notti su un tetto e che vi morì forse bruciata nel tentativo di scaldarsi, pur di trovare un marito giovane. Da qui discenderebbe anche la tradizione di bruciare la "vecchia".

Ricordiamo anche i due sposi (Merlo e Merla) sprofondati con la loro slitta nelle acque gelide del Po e il grande cannone francese, chiamato "la Mèrle" che traghettato sul Po gelato, assicurò a Napoleone una grande vittoria durante la Prima Campagna d'Italia. 

In questi giorni si tengono le tradizionali esibizioni dei cantori, tra cui molto suggestive quelle che si svolgono lungo le rive dell'Adda, in vari paesi della provincia, dove si intonano canti propiziatori per ottenere un' abbondante raccolta di bachi da seta, si brucia la vecchia e si beve vin brulè per scaldarsi. 

lunedì 23 gennaio 2012

Lunario mese di Gennaio

Santi e Ricorrenze


25/1
 

Conversione di S. Paolo Apostolo




 
(dal web)


la festa che ricorda la conversione di Paolo di Tarso sulla strada di Damasco nella tradizione contadina locale è molto importante agli effetti delle previsioni meteorologiche perchè tempera il giudizio di bello o brutto tempo dettato dal "creséent e caléent"; infatti la giornata chiara di San Paolo è indice di un anno ricco di messi, mentre con neve e pioggia la carestia è assicurata; se la giornata è ventosa si preannunciano discordie tra i popoli, se sarà nuvolosa ci sarà morìa di animali. Non dimentichiamo che la previsione meteorologica è destinata al mondo agricolo.Ma San Paolo è detto anche "dei segni". Essendo persecutore dei cristiani, venne accecato da un fulmine mentre si trovava a cavallo sulla via di Damasco e riconoscendo in questo evento un segno di Dio, si convertì. 
La credenza popolare pertanto lo credeva capace di ricevere segni divini ma anche di mandarne da cui poter ricavare previsioni sul futuro non solo meteorologico. In particolare le ragazze in età da marito, in tutto il cremonese, ma anche nelle vicinanze del mantovano e bresciano, mettevano sul davanzale una scodella piena d'acqua la sera del 24 gennaio e il mattino seguente, sulla superficie del ghiaccio che si era formato apparivano delle crepe, i cosiddetti segni, che le stesse, speranzose, interpretavano con molta fantasia.