lunedì 12 novembre 2012

Gratificazioni

nonostante gli ultimi stressanti giorni sono riuscita a gratificarmi, regalandomi il Reader della Sony








avevo pensato a questo acquisto già un anno fa, ma allora, a causa della politica di marketing dell'Azienda giapponese, che nonostante la domanda e il prezzo certamente elevato, non riforniva i negozi, mi aveva convinto a soprassedere; ora con quest'ultimo modello TRS - T2 mi sono decisa e per ora mi trovo bene e sono soddisfatta.

l'apparecchio pesa solo g. 164 e la sua memoria di base, perchè è possibile estenderla, contiene circa 1200 libri.








una volta chiuso nella sua custodia ha l'apparenza di un libro e la vastità delle letture tra cui scegliere non mi fa rimpiangere il piacere di sfogliare le pagine di carta.


sabato 10 novembre 2012

Lunario mese di Novembre

Santi e Ricorrenze


11/11


San Martino di Tours Vescovo




(dal sito Santi e Beati)


 Patronato: mendicanti

Etimologia: dedicato a Marte

Emblema: Bastone Pastorale, Globo di fuoco, Mantello





Nato nel 316-317 in Pannonia l'odierna Ungheria, muore a Candes (Francia) l' 8 novembre 397.

Figlio di un ufficiale dell'esercito romano, si arruola anch'esso nella cavalleria imperiale e presta servizio in Gallia. Lasciato l'esercito nel 356 e all'epoca già battezzato, raggiunge a Poitiers il Vescovo Ilario che lo ordina in sequenza dapprima esorcista, poi prete ed infine Vescovo di Tours nel 371.

Per qualche tempo risiede a Marmoutier a 4 km da Tours in un Monastero da lui fondato e si dedica alla cristianizzazione delle campagne.

Si fa protettore dei poveri e promuove la giustizia fra deboli e potenti; enorme è la popolarità in vita e successivamente la venerazione del santo.

Alla sua morte gli abitanti di Poitiers e di Tours si disputano il corpo, tuttavia questi ultimi riescono a trasportate la salma del Santo di notte e per vie d'acqua a Tours dove è tuttora sepolto. Candes prenderà il nome di Candes Saint Martin.



Celebre è la leggenda secondo la quale una notte incontrò sulla porta della città di Amiens, nella Gallia, un povero tremante di freddo che chiedeva aiuto. Il Santo non aveva nient'altro che la clamide che indossava, dato che aveva elargito tutti i denari in un'altra opera di carità. Allora con la spada che aveva alla cintura tagliò il mantello in due parti e ne donò la parte inferiore al povero.
La notte seguente, mentre stava dormendo, vide il Cristo che, vestito di una parte del suo mantello, diceva agli angeli intorno a lui: "Martino, che è soltanto un catecumeno, mi ha coperto con la sua veste". 








il San Martino della tradizione contadina




 Vincenzo Campi  San Martino Museo Civico di Cremona

 
 


L'11 novembre si ricorda che "l'estate di San Martino dura tre giorni e un pochinino"; in altri tempi la festa era popolare e  "si faceva San Martino" perchè con la scadenza dei contratti agrari si cambiava casa e spesso paese.

La classica scena del carro carico di povere cose di uso quotidiano è mirabilmente rappresentata nel dipinto di Vincenzo Campi intitolato San Martino; lo stesso doloroso trasloco narrato da Ermanno Olmi nel film "l'albero degli zoccoli".

L'11 novembre era giorno di precetto, celebrato con fiere, fuochi e banchetti rallegrati dal vino novello. Il culto e le usanze sono di origine gallica, la Francia era abitata da Celti che festeggiavano il Capodanno ai primi di novembre e fu proprio la festa di San Martino ad acquisire sotto il cristianesimo la funzione di Capodanno contadino.

Nell'area celtica della Pannonia dove era nato e vissuto, si venerava un dio cavaliere che portava una mantella corta; era considerato il cavaliere del mondo infero, colui che vinceva la morte e anche il dio della vegetazione garante del rinnovamento della natura dopo la "morte" invernale.

Si potrebbe spiegare la grande diffusione del culto di San Martino, nelle aree di tradizioni celtiche come le Gallie e l'Italia settentrionale con la sostituzione del "dio cavaliere" naturalmente con le debite correzioni anche iconografiche del cavallo che da nero diventa bianco e Martino che combatte e vince il diavolo.

martedì 6 novembre 2012

lunedì 5 novembre 2012

Diario di viaggio d'altri tempi











2/11/1974.


Dopo un’abbondante colazione a base di uova, burro, marmellata e tè, prendiamo il tram che ci porta in centro nelle vicinanze dell’Opera.
La prima tappa all’ufficio informazioni ci prende parecchio tempo.
 
 
 
 
 
 
 II tappa: la Hofburg per l’acquisto dei biglietti per la rappresentazione dei cavalli lipizzani. Qui vediamo anche una sala della biblioteca in stile barocco.
 
 
 
 Poiché i musei sono chiusi ripieghiamo sulle chiese; vediamo S. Agostino, con la tomba del Canova, ma non vediamo i vasi coi cuori; la chiesa dei Cappuccini con i sarcofaghi degli imperatori e troviamo due ragazzi fiorentini; la piazza del Nuovo Mercato con la bella fontana, S. Stefano.
 
 
 



 Freddo sempre intenso ma nonostante ciò grande movimento di passanti per le vie del centro. Pranzo in un self-service a 32 scellini.
All’uscita: il Duomo, la casa di Mozart, chiusa, il Graben con il gruppo della SS. Trinità, la chiesa di S. Pietro, la piazza AMHOF con un colorato mercato dell’usato, tipici i venditori. La Freyung con la fontana Austria, varie vie (Herrenstrasse) con bei palazzi ottocenteschi; S. Maria em Gestade, la più bella secondo me di Vienna in stile gotico ad una navata.
La piazza del mercato vecchio con la fontana di Giuseppe.












Bar con tè e strudel favoloso (con noci).









La Hofburg illuminata per la notte e alle 19 il concerto nella chiesa di S. Agostino: la messa da requiem in D-Molle di Anton Bruckner molto ben eseguita. All’uscita piove e fa un po’ meno freddo.
Rapidamente in albergo dove mangiamo pezzi di pollo, la frutta del viaggio e ordiniamo birra.



3/11/1974.

 
La mattina si preannuncia piuttosto brutta, pioviggina, ma fa un po’ meno freddo di ieri, siamo costrette a portarci gli ombrelli. Dopo la solita, abbondante colazione, ci dirigiamo verso la Hofburg; qui tentiamo di entrare a vedere almeno la cappella imperiale visto che non ci è possibile sentire i piccoli cantori di Vienna, ma è straripante di folla e non ci lasciano entrare (vedremo più tardi i cantori),
visitiamo il tesoro sacro e profano degli Asburgo; molto belli i costumi e i collari degli araldi appartenenti ai vari ordini, i manti regali e alcune parure di gioielli; pazzeschi i bouquet di gemme di Maria Teresa; per l’ennesima volta troviamo un sacco di italiani.
Alle 10.30 facciamo il nostro ingresso nella magnifica sala della scuola dei cavalli lipizzani già affollatissima. Lo spettacolo cui assistiamo è veramente superbo e meritevole di esser visto.
All’uscita visitiamo gli appartamenti imperiali (camera di ginnastica di Elisabetta, camera da letto di Francesco Giuseppe, sala da pranzo imbandita e statua di Elisabetta a grandezza naturale); la guida che parla tre lingue è un vero spasso.
Al ristorante prendiamo il menù del giorno per 60 scellini: zuppa di funghi (buona), II piatto – arrosto + rognoncino con contorno di risi e bisi solo cotti e insalata mista, dolce di noci con sopra budino e un’ottima caraffa di birra.
Ci dirigiamo a Kahlenberg in autobus percorrendo la strada panoramica attraverso il Bosco Viennese e da lassù ammiriamo il panorama di Vienna.





 
 

 Il freddo è intensissimo sulla collina, ma i colori delle foglie che si possono ammirare sono favolosi.
Nel ritorno ci fermiamo a Ginzburg, graziosissimo villaggio famoso per i suoi “heurigen” dove si gusta il vino nuovo; dopo averne ispezionato qualcuno, entriamo in uno e per scaldarci gustiamo vino nuovo caldo e aromatizzato (ottimo) con pane imburrato e salato, si fa anche musica e l’ambiente è surriscaldato. All’uscita di nuovo il gelo; ritorno a Vienna e in albergo mentre pioviggina.








continua...


 


 
 

sabato 3 novembre 2012

Lunario mese di Novembre

Santi e Ricorrenze
 
4/11





San Carlo Borromeo



(dal sito Santi e Beati)
  


Patronato: Catechisti, Vescovi

Etimologia: uomo libero dal tedesco arcaico

Emblema: Bastone Pastorale

 
Nato nel 1538 nella Rocca Borromeo di Angera sul Lago Maggiore; secondo figlio del Conte Giberto fu tonsurato a 12 anni e seguì gli studi ecclesiastici a Pavia. Chiamato a Roma, a soli 22 anni divenne Cardinale durante il papato di Pio IV, suo zio.

"Nel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la secolarizzazione, per mettersi a capo della famiglia. Restò invece nello stato ecclesiastico, e fu consacrato Vescovo nel 1563, a 25 anni."

"Entrò trionfalmente a Milano, destinata ad essere il campo della sua attività apostolica. La sua arcidiocesi era vasta come un regno, stendendosi su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Il giovane Vescovo la visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Profuse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri."

Durante la peste del 1576 si prodigò personalmente nella cura e assistenza degli ammalati e organizzò l'attività di confraternite ed opere pie.

Distrutto dalla febbre e dalla intensissima attività spesa in opere pie e preghiera, all'insegna del suo motto "humilitas", morì il 3 Novembre 1584 a soli 46 anni.

Amatissimo dai milanesi l'eco della sua santità gareggia con quella di un altro grande vescovo: S. Ambrogio.








venerdì 2 novembre 2012

Lunario mese di Novembre

Una data da festeggiare


3/11




 (da ifocus.foto di Capelli Bianchi)


Ebbene sì festeggiamo il nostro 33° Anniversario di Matrimonio.

Più mite e soleggiato oggi rispetto a quel sabato di tanti anni fa e col ricordo ancora vivissimo di quella fatidica giornata, ci auguriamo di trascorrere altri, innumerevoli, anniversari insieme.



 

giovedì 1 novembre 2012

Lunario mese di Novembre

Commemorazione dei Defunti

 
2/11





(dal web)
 


Per cristianizzare il Capodanno celtico non solo venne istituita la festa di Tutti i Santi, ma la Chiesa Franca istituì anche la Commemorazione dei defunti.

Fu Odilone di Cluny a ordinare nel 998 ai monasteri dipendenti dall'abbazia di celebrare l'ufficio dei defunti a partire dal vespro del primo di novembre, mentre il giorno seguente i sacerdoti avrebbero celebrato l'Eucarestia "pro requie omnium defunctorum".

Il rito si diffuse a poco a poco nel resto dell'Europa, ma giunse a Roma solo nel XIV secolo.

Ancora oggi nella ricorrenza dei Defunti si può cogliere qualche residuo di una festa di Capodanno nella credenza diffusa in alcune regioni come il Veneto, il Friuli, ma anche nelle campagne cremonesi, secondo la quale i morti ritornano a casa una volta l'anno e mangiano il cibo preparato appositamente per loro. Il "ritorno" avviene nella notte tra il primo e il 2 novembre. Questo cibo ha un valore altamente simbolico in quanto significa che si crede nella vita ultraterrena dei defunti.

La credenza che i morti escano dalle tombe in occasione del loro giorno si ritrova anche in Sicilia dove spetta loro portare i regali ai bambini mentre nell'attesa le mamme e le nonne narrano episodi della vita dei loro cari defunti.